NICOLA ZINGARETTI: ECOUOMO O ECOBLUFF?

Il 10 gennaio 2013, in un incontro presso la Cooperativa Allevatori di Testa di Lepre, abbiamo ascoltato Nicola Zingaretti fare le seguenti dichiarazioni:

     «L’agricoltura potrà davvero diventare uno dei pilastri della costruzione del nuovo modello di sviluppo di questa Regione, e ricominciare a ridare speranza […] a una Regione che ormai ha un sistema economico morto e un modello di sviluppo superato e che non ce la fa più»

«dobbiamo predisporci a dire con grande forza che dobbiamo voltare pagina, ad esempio, come in altri campi, sul tema dell’agricoltura».

Richiamando più volte il tema di un «modello di sviluppo ormai morto, fondato sul consumo del pianeta» e sottolineando l’urgenza di dover totalmente rifondare un’istituzione come la Regione Lazio, che lui definisce come «una Babele inestricabile di burocrazia” (272 centri di direzione al suo interno) con la “cassa” vuota», Zingaretti insiste sulla necessità di «proporre e produrre una netta e totale discontinuità».
Come?
– Imparando a spendere bene e dentro a un nuovo modello di sviluppo
– Ricorrendo alle uniche risorse disponibili, ovvero le risorse europee
– Rompendo col vecchio modello di produrre ricchezza che aveva favorito, ad esempio, la politica della rendita fondiaria fondata sul consumo del territorio (leggi villette) a danno delle politiche agricole. “L’ultimo piano casa è figlio un’idea vecchia e medievale dello sviluppo e della crescita […] che ha prodotto una catastrofe nella quale ancora siamo immersi e non riusciamo ad uscire.»
– Abbandonando la teoria per cui grazie alla grande economia finanziaria si sarebbe creata una società europea più ricca e prospera, e quindi bisognava abbandonare le campagne per andare tutti a Wall Street
– Attuando una grande Riforma della Regione che passi attraverso una grande devoluzione di funzioni. Delega ai Comuni e agli Enti sottostanti della stragrande maggioranza delle funzioni, e mantenimento delle grandi funzioni come Sanità, Agricoltura, Gestione dei piani, tutela, salvaguardia e controllo dell’ambiente.
– Restituendo alla Regione il ruolo di legislatore, ovvero di Ente che fa leggi, leggi quadro che semplificano la vita.
– Sburocratizzando, offrendo chiarezza e linearità, combattendo corruzione, mafia, tangenti
– Rivalutando tutto un patrimonio di risorse che abbiamo in parte distrutto, tenendo conto che nel Lazio c’è un quarto dei beni archeologici e monumentali del pianeta Terra
– Arricchendo la proposta turistica, mettendo al centro bellezza, gusto, talento, paesaggio, agricoltura, enogastronomia
«Per fare che? »
«Qual è il quadro nel quale dobbiamo collocare il tema dell’agricoltura, della tutela del paesaggio e del consumo del territorio (aeroporto incluso)?»
– Riformare e andare verso un nuovo modello di sviluppo, che contrariamente a quanto fatto fino a oggi “in maniera scellerata” dalla grande industria, che producendo ricchezza ha determinato la marginalità delle politiche agricole, riporti al centro dei propri obiettivi:
l’agricoltura
lo stop del consumo di suolo e la tutela del paesaggio
il turismo di qualità e la rivalutazione del patrimonio artistico-archelogico-naturalistico

Ovviamente il discorso intorno a questi temi è stato sviluppato con la nota dovizia oratoria di un politico, tralasciando però le risposte concrete che molti comitati di cittadini presenti attendevano proprio al riguardo della tutela dei territori agricoli, della salubrità dell’aria, delle falde acquifere, dei terreni, che una certa politica energetica – legittimata dall’ex-Presidente della Provincia, Nicola Zingaretti – sta invece minando portandola alla sua graduale erosione, ma soprattutto contribuendo concretamente alla formazione della futura dittatura del cibo. Parliamo delle centrali a biomasse/biogas che la Provincia, attraverso l’assessore Civita, sta autorizzando in tutta la Provincia di Roma, senza la minima preoccupazione della totale immoralità di coltivare centinaia di ettari a derrate alimentari per mandare a regime centrali che NON SERVONO, se non agli imprenditori che accedono agli appetitosi incentivi pagati in bolletta dai cittadini (1.000.000 di Euro l’anno x 15 anni).

Sicché, le domande a Nicola Zingaretti sono le seguenti:

–       Come concilia il riscoperto valore dell’agricoltura con le centrali a biomasse/biogas da lei autorizzate alla provincia di Roma? Si parla di oltre 160 centrali disseminate nella provincia di Roma  (85 nella provincia di Latina) e molte di esse alimentate con derrate alimentari (1 centrale da 1MW necessita di 300 ettari di colture dedicate sottratte alla produzione di cibo e, come evidenziato da studi non-sponsorizzati, l’Italia non dispone di terreni agricoli da regalare alle macchine).

–       l’agricoltura si salva con le centrali a biogas a derrate alimentari che consumano centinaia di ettari per dar da mangiare a una macchina?

–       si salva ignorando che stiamo preparando vere dittature, del cibo, dell’acqua, dell’aria?

–       si salva ignorando che le centrali a biomasse/biogas sono ecotruffe perché non sono fonti rinnovabili?

– si salva con l’uso di fitofarmaci e pesticidi che finiscono per inquinare le falde acquifere?

– si salva con l’aria contaminata e con la concentrazione di percolato che assegnano la maglia nera al Lazio?

– si salva trattando i “rifiuti come risorsa”  producendo digestato tossico e compost “cacca” buono solo per inquinare i campi?

– si salva con l’assurdo consumo d’acqua che queste centrali pomperanno in quantità colossali da pozzi sempre più profondi, aggravando così il problema dell’arsenico?

– si salva senza fare una vera riduzione dei rifiuti, degli imballaggi, senza un vero porta a porta, impostando invece una gestione che serve solo a creare “emergenze” e “commissari”?

– si salva con corruzione e speculazione, come dietro ai terreni agricoli cosiddetti “in attesa” (in attesa di varianti edilizie)?

– si salva ignorando incidenti, esplosioni e tutti i segnali d’allarme che ci arrivano dalla Germania sui rischi sanitari e ambientali che sono alla base di grandi inquinamenti, di morie di pesci, decessi di interi allevamenti, incidenti anche alle persone?

– si salva raccontando agli italiani che queste centrali servono per avere più energia quando l’Italia di energia ne ha quasi il doppio rispetto alla domanda di consumi?

– si salva deprezzando il valore delle case di chi vive nei territori in cui si costruiscono le centrali?

– si salva facendo venire voglia agli italiani di lasciare questo paese?

     Molti dei presenti a Testa di Lepre si chiedono perché nel romantico discorso che Zingaretti ha fatto sull’agricoltura senza entrare nel merito di questioni incandescenti, non abbia mai fatto accenno al suo dissenso nei confronti delle centrali e alla sua ferma volontà di bloccarne le autorizzazioni, revocando quelle in corso.

Eppure al suo arrivo a Testa di Lepre i cittadini lo hanno proprio fermato, con tanto di manifesti in mano NOBIOGAS, per denunciare il suo mancato intervento su una centrale a colture dedicate autorizzata dalla Provincia di Roma sotto il suo mandato, proprio in uno dei siti paesaggistici e termali più prestigiosi dell’Alto Lazio (Pian della Carlotta – Cerveteri) che lui oggi vorrebbe valorizzare. Nessuno ha mai sentito un suo cenno di dissenso in proposito.

Molti cittadini ricordano l’immagine del taglio del nastro d’inaugurazione della centrale a biogas a Maccarese fatto da Zingaretti insieme a Renata Polverini. E’ questa la netta e totale discontinuità che propone?

L’unica dichiarazione inconfutabile ascoltata è stata quella del suo NO al raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino: cosa intende fare per bloccare il decreto-regalo del governo Monti che raddoppia le tasse aeroportuali per finanziare le speculazioni dei soci ADR/Benetton?

I cittadini, di belle parole, non sanno più che farsene.

Servono veri ECOUOMINI, che riconoscano l’urgenza degli appelli della società civile, del mondo scientifico svincolato da mire affaristiche, del mondo accademico, ecc.

Basta con gli ECOBLUFF!

Pubblicato su DOCU
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