Nuovo appello per la tutela e la bonifica del lago di Vico

Un  nuovo appello  anche per la tutela e la bonifica del lago di Vico dall’ incontro sul tema: “Arsenico nell’acqua: rischi sanitari ed ambientali. Quali soluzioni?” svoltosi  a Bracciano sabato 16 febbraio 2013

Organizzato  dal  Comitato Salviamo Bracciano si è svolto nella Sala dell’Auditorium del Comune di Bracciano, sabato 16 febbraio 2013 un incontro sul tema “Arsenico nell’acqua: rischi sanitari ed ambientali. Quali soluzioni?”.

La dottoressa Antonella Litta, referente dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde  (International Society of Doctors for the Environment), su invito del comitato ha tenuto la relazione medico-scientifica.
Prima di illustrare il tema  oggetto dell’incontro, la dottoressa ha voluto richiamare l’attenzione dei presenti sulla necessità di un impegno sempre più forte per preservare  le caratteristiche di salubrità e potabilità dell’acqua, in quanto bene comune fondamentale e risorsa preziosa  per la vita dell’intero pianeta –  attraverso politiche di risparmio idrico e corretto utilizzo e attraverso il contrasto anche  ad ogni forma d’inquinamento e cementificazione del territorio.
A questo proposito ha voluto ricordato la vicenda del lago di Aral e del più vicino lago di Vico.
“ Il lago di Aral, che oggi si estende tra le repubbliche dell’Uzbekistan e del Kazakistan era  il quarto lago più grande al mondo, circondato da una vegetazione rigogliosa, estesi frutteti e campi coltivati che oggi non esistono più. A partire dal 1960 le acque  dei  suoi  fiumi immissari  l’Amu Darya e  il Syr Darya (originati dai ghiacci perenni del Pamir e del Tien Shan), furono deviate per irrigare immensi territori e dar inizio alla monocoltura  intensiva del cotone che fu commercializzato  ed esportato in tutto il mondo. La realizzazione di questo progetto trasformò però lentamente il lago di Aral, prima in una palude e poi  in un vero e proprio deserto, privando le popolazioni di acque salubri, ponendo fine alle storiche attività di pesca a causa della crescente salinità delle acque lacustri residue, e condannando così quasi cinque milioni di persone a vivere in condizioni di estrema povertà  e affette da malattie connesse all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo determinato dall’uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi.
La vicenda del degrado e dell’inquinamento del lago di Vico  è anch’essa di estrema gravità; due vicende emblematiche  dell’incuria  e  della  cieca e barbara volontà di  arricchimento  a danno di un bene comune fondamentale per la vita di tutti e dell’ecosistema dello stesso  lago”.
La dottoressa nell’auspicare anche una maggiore attenzione e tutela per il lago di Bracciano ha fatto nuovamente appello perché si intervenga concretamente ed urgentemente  per arrestare il degrado e l’inquinamento del lago  di Vico in modo da tutelare anche la salute delle popolazioni di Ronciglione e Caprarola.
Introducendo poi il tema dell’incontro la dottoressa Litta ha lanciato un forte richiamo alla necessità di conoscere ed attuare  nel concreto quanto sancito dalla Costituzione italiana e in particolare  quanto affermato nell’articolo 32: ”La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
“ E’ proprio dal mancato rispetto di questo articolo fondamentale della nostra Carta costituzionale che ha avuto origine anche la grave situazione di rischio sanitario vissuta dai cittadini residenti in quei  Comuni le cui acque destinate a consumo umano sono caratterizzate dalla presenza di arsenico, fluoro e altri elementi inquinanti, tossici e cancerogeni”.
Nel  corso del suo intervento, seguito con grande partecipazione ed attenzione da una foltissima platea di cittadini, tra cui  anche vari amministratori locali,  la dottoressa  Litta  ha fatto rilevare quanto ormai documentato  dalla comunità scientifica internazionale ovvero che: ”L’arsenico è classificato dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.)  come elemento cancerogeno certo di classe 1 e posto in diretta correlazione con  molte patologie oncologiche e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute; una consistente documentazione scientifica lo correla anche  ai tumori del fegato e del colon. E che l’assunzione cronica di  questo elemento, è  indicata anche quale responsabile di  patologie cardiovascolari; neurologiche; diabete di tipo 2; lesioni cutanee; disturbi respiratori; disturbi della sfera riproduttiva e malattie ematologiche”.
Sempre nella relazione  è stato ricordato quanto disposto dal  Decreto Legislativo 31/2001 che  in recepimento della Direttiva europea 98/83  fissava già nel 2001 il limite massimo di arsenico in 10 microgrammi/litro, per le acque destinate ad uso potabile e per il loro utilizzo nelle preparazioni alimentari, e che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)  raccomanda da anni valori di arsenico il più possibile prossimi allo zero.
La dottoressa Litta  nel prosieguo ha ribadito la necessità di agire urgentemente per dare acque dearsenificate e salubri alle popolazioni  nel rispetto del diritto alla salute. Ha quindi chiesto nuovamente che si realizzino subito  interventi rapidi e risolutivi per la completa dearsenificazione delle acque ad uso potabile e l’avvio di   una informazione corretta e diffusa rivolta a tutti i cittadini delle aree interessate da questa problematica, e in particolare nelle scuole, negli ambulatori medici, nelle strutture militari e carcerarie.
Nella sua esposizione ha sottolineato come sia necessario che nella fase di realizzazione degli impianti e/o di nuove captazioni  da falde di superficie – fase che appare ancora  molto lontana e problematica nella maggior parte dei casi, nell’Alto Lazio  –  si utilizzino  immediatamente forme alternative di approvvigionamento idrico, anche mediante autobotti, per tutta la popolazione e in particolare per  i malati, le donne in gravidanza, i neonati e i bambini  (per i noti effetti dell’arsenico anche  sullo sviluppo cerebrale  con incremento di disturbi neurocomportamentali e neoplasie) e le industri alimentari.
Giudicata invece tardiva , insufficiente ed indecorosa per l’esiguo numero e per la loro dislocazione, la soluzione delle cosiddette fontanelle di acqua depurata, sparse un po’ a macchia di leopardo nel territorio dell’Alto Lazio.
A conclusione della relazione, e dopo un dibattito che ha  permesso di rispondere ed approfondire le questioni sollevate dai tanti cittadini presenti, la referente dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde ha fatto nuovamente appello affinché si intervenga con la messa in funzione di tecnologie di dearsenificazione che siano garantite almeno per 20 anni relativamente alla loro efficacia di abbattimento dell’arsenico e alla loro corretta gestione.

Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment – Italia) di Viterbo
Viterbo, 18 febbraio 2013

Per comunicazioni: isde.viterbo@gmail.com, tel.3383810091

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